EPILOGO
Una vicenda, “absit iniuria verbis”, gestita male, molto male, quella della nomina a Difensore Civico dell’Unione dei Comuni di Longi, Frazzanò e Mirto. Immaturo e sprovveduto, sul piano politico, è quel soggetto che si fa scudo dei cavilli normativi per non adempiere ad una sua funzione politica, non intendendo recepire, tra l’altro, la “dritta” ricevuta da parte di chi ne sa di più, al fine di aggirare gli ostacoli di ordine burocratico. Tale è stato (e lo è) il rappresentante istituzionale che non ha inteso proseguire la mia istanza, per la nomina, all’Assemblea dei Consiglieri dell’Unione in argomento.
E’ il caso di rammentare il proverbio siciliano, carico di saggezza: “ Quannu u sceccu non voli biviri, è inutili ca ci frischi!” E di “fischiate” mirate colui il quale si sarebbe dovuto attivare – il Presidente pro-tempore longese dell’Unione- ne ha ricevute, con messaggi chiari, e non certamente di ostilità. Tutt’altro! Dichiarazioni e segnali di disponibilità – peraltro oralmente bene accolti dal destinatario, cui non ha fatto seguito, però, l‘apertura dichiarata – a volere dare il mio contributo al servizio del paese in termini culturali, di proposte, nonchè di esperienze amministrative vissute; indicazioni sul come procedere politicamente e legalmente in assenza del titolo specifico richiesto dal bando, richiamo di casi analoghi presentatisi per il passato, i cosiddetti “precedenti”, che fanno testo in giurisprudenza .
Ma, non c’è niente di peggiore limitazione di quella di essere attorniato da cattivi consiglieri. E , tra questi, c’è anche l’odio, che è un sentimento che non dovrebbe esistere in politica dal momento in cui essa è l’”arte del possibile”. L’odio acceca la ragione ed impedisce di applicare il detto latino: “promoveatur ut amoveatur”, che nel caso specifico, con una interpretazione estensiva, assumerebbe il significato di eliminazione delle condizioni attraverso le quali una persona ti può dare fastidio. Questa è arte diplomatica. L’odio, inoltre, impedisce a coloro che ne sono portatori di guardare con serenità ed obbiettività i frangenti con i quali ci si imbatte.
Il conferimento, talvolta, di un incarico istituzionale rappresenta uno strumento con il quale si riconosce un “servizio pubblico” svolto con ottimi risultati al servizio della comunità. Oltre tutto, la carica avrebbe potuto generare uno stimolo per continuare a servire il prossimo. Di converso, una carica, che si limita al distintivo all’occhiello per fare da tappezzeria durante le cerimonie ufficiali, ai cittadini non serve. Ad un elettroencefalogramma piatto, da parte del detentore del “distintivo”, segue lo spegnimento della macchina. Ma, forse si vuole un Difensore Civico che risponda ai suddetti requisiti coreografici.
Potrei continuare, ma mi fermo qui perchè chi mi leggerà sa già – pur non volendo ammettere pubblicamente sempre per quel famoso assunto locale “iddu chi avi chiossai ‘i mia”, non volendo riconoscere, con siffatta convinzione personale, che esiste anche una diversità di capacità, donate all’uomo da Dio e che, pertanto, non sono meriti personali - sa già , dicevo, cosa ha perso l’Unione dei Comuni in argomento, ma soprattutto il paese di Longi, il mio paese natio, con la osteggiata nomina della mia modestissima persona a Difensore Civico. Porto sulle mie spalle una storia politico-amministrativa, che non ha bisogno di ulteriori illustrazioni nel rileggersi il mio “curriculum vitae”.
Questa vicenda, però, si chiude male. Si chiude, a parere mio, per illegittimità nella procedura per la nomina del soggetto istituzionale, di cui stiamo discutendo. Infatti, il dossier dello scrivente doveva essere trasmesso, per la decisione finale, all’Assemblea dei Consiglieri dell’Unione in considerazione del fatto che:
· si è in presenza di una sola domanda e, per di più, dopo che un antecedente bando era andato deserto;
· ci si trova in una circostanza che si riallaccia ad una nomina “precedente” di Difensore Civico nei confronti di un funzionario della Pubblica Amministrazione, che non era in possesso del “titolo”, il cui requisito anche allora era inserito nello Statuto Comunale.
Non essendo stata posta in essere la procedura di cui sopra, a mio sommesso parere - derivante dall’esperienza amministrativa acquisita - nonchè del consulente legale, da me consultato, si può ipotizzare la “omissione di atti d’ufficio” e forse anche l’“abuso di potere”.
A questo punto, sarebbe opportuno inoltrare la copia del dossier in mio possesso al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per sottoporre alla sua valutazione la normalità o meno della procedura seguita da parte dell’Ente intercomunale; ed in caso di un giudizio negativo, se possa configurarsi il reato penale. Ma, sono venuto meno a questo mio intenddimento perchè non sono portato a fare del male ad alcuno. Innanzitutto al mio paese. Perchè, se l’avessi fatto, l’esposto non avrebbe riguardato soltanto la persona, ma avrebbe coinvolta la vita del mio paese, che, pertanto, avrebbe subito una pesante crisi politico-amministrativa. Infatti, nel caso di accertamento di reato da parte del Procuratore della Repubblica, Egli avrebbe proceduto d’ufficio contro il responsabile e, nel caso di condanna, il colpevole, tra l’altro, avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni dall’incarico istituzionale. Cioè da Sindaco. Tale atto non sarebbe stato compreso dalla maggioranza delle persone che lo hanno eletto, mentre sarebbe stato accolto con un applauso da parte dei suoi avversari. Ma, una crisi amministrativa non porta certamente benefici al paese. Preferisco, per le considerazioni di cui sopra, non procedere ad alcuna segnalazione dei fatti alla Procura della Repubblica, consapevole, peraltro, che il mio comportamento sarà messo in discussione, a torto o a ragione. E’ questo, il mancato rispetto dell’etica sociale, un servizio che ulteriormente offro al mio paese.
In questa incomprensibile vicenda mi porto dietro due amarezze: quella di non avere potuto essere ancora utile al mio paese ed ai miei concittadini e quell’altra di avere visti incrinati rapporti di amicizia con persone che stimavo. Da laico, mi permetto citare, con umiltà, i versetti del Vangelo:”Perdona loro perchè non sanno quel che fanno”!
g.z.
P.S. Chi volesse prendere visione degli atti che hanno dato corpo alla documentazione in questione, per esprimere magari un suo giudizio personale, può inviarmi una e-mail firmata al mio indirizzo di posta elettronica e riceverà, con lo stesso mezzo, un WinZip.
Mia e-mail: taninozingales@hotmail.it
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